Cividale del Friuli e le dolcezze delle Valli del Natisone: Gubana e Strucchi

“Ti porto a mangiar lumache!”

Io: “Assolutamente no! Sai che le lumache son fra le poche cose che non mangio!“

“…ma queste son chiocciole differenti, fidati!“

Così arriviamo a Cividale del Friuli, bellissima cittadina ai piedi dei colli del Friuli Orientale, ai confini con la Slovenia e lambita dal fiume Natisone, che la tradizione vuole fondata da Giulio Cesare, poiché posto militarmente strategico, divenuta poi capitale del Ducato Longobardo e annoverata all’inizio dell’itinerario riconosciuto patrimonio dall’UNESCO.

Cividale del Friuli Duomo
Cividale del Friuli, il Duomo

Ricca di reperti storici cui far visita, come il Duomo, il palazzo Comunale, il tempietto Longobardo, senza lasciarsi mancare il suggestivo Ponte del Diavolo con il panorama mozzafiato del Natisone.

Cividale del Friuli, il Ponte del Diavolo
Cividale del Friuli, il Ponte del Diavolo

Bella in ogni stagione, ricca di eventi importanti come Mittlefest, il Palio di San Donato, il Gioco del Truc, le rievocazioni storiche e la Cividale in Fiore. Ogni momento è buono quindi per un’esperienza unica da queste parti!

“Ecco! Mi è tutto chiaro!”

Gubana
Gubana

Ho capito quale chiocciola siam venuti a mangiare ovvero la regina delle Valli del Natisone: la Gubana.

Effettivamente la Gubana o Gubanska non può prescindere da questa sua forma a “chiocciola arrotolata” una lieve pasta dolce lievitata colma zeppa di ingredienti di lusso, un’abbondanza che doveva significare veramente molto, in tempi in cui le tavole non eran poi così tanto e così spesso imbandite come al giorno d’oggi, da farla divenire un dono speciale per le nozze, le cresime, il Natale, il Capodanno le feste religiose di paese.

Fetta di Gubana
Fetta di Gubana

Documenti storici provano che è nata nelle Valli del Natisone, già nel 1409 compariva tra le vivande servite dal comune di Cividale in onore della visita di Papa Gregorio XII, fino alla metà del secolo scorso però era una produzione familiare: le varie “Lidia”, “Antonietta”, “Teresa”, le donne o le nonne di casa sfoggiavano la propria ricetta unicamente nelle occasioni particolari, ognuna diversa e gelosamente custodita fino ai giorni nostri, i forni artigianali e le industrie alimentari di oggi continuano sulla scia della donna di casa che aveva ideato il capolavoro del palato di famiglia.

Nel 1965 il primo concorso della Gubana, poi la nascita del primo consorzio, fino al 1990 dove i consorzi si son riuniti per la tutela del marchio e si prefiggono l’ottenimento della denominazione di origine.

Il ripieno di questo dolce è fatto di frutta secca, noci, nocciole, pinoli, mandorle, uvetta, amaretti, biscotti secchi, in alcuni casi limone, e un bel goccino di grappa per rendere tutto il composto così rigoglioso ed estasiante per il palato e poi in pari quantità di peso con il composto vi è la pasta dolce che viene ben lievitata, riempita di composto, correttamente arrotolata a chiocciola e rilievitata in modo da sostenere l’abbondanza della farcitura.

Strucchi
Strucchi

Con  lo stesso composto vengono realizzati gli Strucchi, altro dolce tipico, più piccolini, una sorta di raviolo ripieno di composto, richiuso e fritto (esiste anche una variante lessata e poi condita con burro fuso e cannella): un bocconcino sfizioso per l’ora del tè.

Un dolce semplice, ricco di alimenti preziosi per la salute che val la pena di assaggiare e andare in loco a cercare.

Concludo con un pensiero di Dino Menichini, cantore delle storie delle valli del Natisone nel suo libro “Paese di Frontiera”

“La fetta di Gubana ci diceva il Natale, l’Epifania, il giorno del patrono di San Floriano, le cresime, le nozze… ma nel cuore non risarciva mai tutto il magro pane masticato in silenzio per stagioni“

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