I sapori di una volta: il “Pestàt” di Fagagna

Non si sa bene chi lo abbia inventato ma una cosa è certa, è nato qui tra le colline di Fagagna e San Daniele del Friuli, a circa 15 km a nord ovest di Udine.

Gli stessi luoghi che oggi chiamo “casa mia”.

“Cumbinin, cumbinin”. Questa è una delle prime parole di friulano che ho imparato quando molti anni fa sono arrivato in Friuli Venezia Giulia dalla Puglia. Iniziando ad immergermi con i friulani nella quotidianità del duro lavoro, ho imparato che dietro questa espressione si nasconde la vera anima tipica del friulano. Non esiste un problema o una difficoltà che non si possa superare. C’è una soluzione a tutto e la troveremo. Questo vuol dire.

È così che immagino sia nato il Pestàt molti secoli fa.

Oggi è molto facile. Basta andare al supermercato e troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ma una volta, quando durante l’inverno l’orto non poteva dare i suoi frutti, (e gli inverni erano davvero molto lunghi, me lo dicono tutti) come si poteva fare?  “Cumbinin”… deve aver detto qualcuno. Ed arrivò il Pestàt!  Idea che si rivelò un’ottima e gustosa soluzione, che consentiva ai friulani di mangiare le verdure anche nei lunghi mesi freddi.

Oggi la tradizione di questo insaccato di verdure e lardo di maiale, presidio Slow Food, resta viva solo a Fagagna, uno dei comuni più belli d’Italia che si trova nel cuore del FVG, a metà strada tra le alpi e il mare. Un posto bellissimo circondato da verdi colline, che qualche anno fa ho scelto come casa dopo una vita passata in città.

Come Fagagna, anche il Pestàt è un prodotto a “metà strada”. Un mix di sapori composto per il 50% da lardo di maiale e per la restante metà da spezie e verdure. Dove poteva nascere se non qui nella terra di mezzo del Friuli Venezia Giulia?  Ingrediente giusto per dare sapore e gusto a minestre, sughi, soffritti e tutto ciò che la nostra fantasia ai fornelli ci suggerisce. E che sapore!

Il Pestàt è un insaccato pieno di storia,  cultura e tradizioni locali che hanno saputo trovare un’ottima soluzione  per utilizzare le parti meno pregiate del maiale. Così ho anche imparato presto  che  “dal purcit no se bute vie nuie”. Cucinare oggi per me utilizzando il Pestàt, è come fare un tuffo nel passato del territorio in cui vivo. Quel passato molto diverso dal presente. Un tempo lontano che merita una visita ogni tanto, almeno attraverso i profumi e i sapori che questa terra sa ancora garantire.

 

 

 

 

 

 

 

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