Curiosando sul Carso triestino tra leggenda, storia e vigneti

Un’antica leggenda dice che una volta questa zona era piena di verde e di corsi d’acqua. In un luogo lontano invece, un enorme quantità di sassi danneggiava l’agricoltura. Così Dio ordinò all’Arcangelo Gabriele di riempire un grande sacco con tutte le pietre e gettarle in mare. Giunto quasi a destinazione però, nelle vicinanze del mare Adriatico, il Diavolo volle vedere cosa ci fosse all’interno di quel sacco, e lo bucò con le sue grandi corna.  Tutti i sassi caddero sul Carso e lo ridussero in pietraia.

Il Carso non è solo pietra. La provincia di Trieste è la più piccola d’Italia, ma come spesso accade, nella botte piccola si dice ci sia il vino buono. E lo scopriremo.

Oggi mi trovo a Prepotto di San Pelagio, in comune di Duino-Aurisina: una terra di confine come tutto il Friuli Venezia Giulia, ma mai come oggi cuore ancora poco conosciuto dell’Europa. Anche per questo motivo credo che nascano “i Curiosi del territorio”, stage internazionale di scambi culturali per giovani europei organizzato dall’IRSE di Pordenone. Tre settimane di avventure alla scoperta dei tesori naturali, storico-artistici ed enogastronomici della regione FVG. Oggi ho il piacere di curiosare con loro in questa incantevole zona del Carso, situata tra il mare Adriatico e la Slovenia.

Un luogo che spesso ho solo immaginato e intravisto di sfuggita da un finestrino di un’auto o di un treno diretto a Trieste. Un’altra volta l’ho percorso anche a piedi, ma sempre molto vicino al mare. Ma adesso ho scoperto che oltre quel finestrino e poco lontano dal mare, c’è un mondo e ci sono tante storie da scoprire. E noi non potevamo avere guida migliore di Lara, che da sempre vive e lavora qui, ospitando e coccolando turisti e viandanti con i prodotti enogastronomici locali.

Camminiamo tra vigneti e trincee, in un territorio che riporta inevitabilmente alla mente la tragedia della Grande Guerra. La curiosità è sicuramente la scintilla che alimenta la conoscenza e ci fa trovare il coraggio per andare dove non avremmo mai pensato di avventurarci. Come ad esempio entrare ed attraversare nella penombra una enorme grotta (Grotta Lesa), che ci fa scoprire oltre il buio, un comodo e affascinante sentiero immerso nel verde, che conduce ad una invitante scalinata in legno ricavata nella roccia. Dove ci porterà mai?

<<Ci troviamo nel Parco Lupinc Škaljunk, luogo restaurato e curato da mio padre Danilo >>. ci dice Lara. La trincea costruita dai prigionieri russi durante la Prima Guerra Mondiale, ci ricorda quanto fosse dura la vita da queste parti durante il conflitto. Qui in territorio austroungarico, combatterono soldati polacchi, cechi, ungheresi, bosniaci. I giovani del posto furono mandati in Russia per evitare di farli combattere “a casa”, perché emotivamente sconveniente.

<< Quando ero bambina venivo qui a giocare a casetta. Questi sono i luoghi della mia infanzia >> ci dice la nostra guida. Casette in pietra, costruite un po’ per gioco un po’ per necessità dai pastori, che qui portavano a pascolare pecore e capre, bestiame dall’allevamento tipico della zona. Ma la pietra non è tutta uguale e può essere anche molto preziosa. Da queste parti infatti, si estrae la famosa pietra carsica, usata per la costruzione di importanti e famosi edifici in tutto il mondo, come ad esempio i parlamenti di Vienna e Budapest.

Nelle vicinanze della trincea, un simpatico punto panoramico è stato ricavato da un vecchio tronco. Con l’aiuto di una breve scaletta, possiamo ammirare un panorama che ci permette di godere di una vista meravigliosa dall’inconfondibile sagoma del Santuario di Monte Grisa fino al mare di Trieste, che era la porta sul Mediterraneo per tutto l’impero austroungarico.

È ora di pranzo. E anche la cucina da queste parti è influenzata da un mix di sapori austriaci e mediterranei, da accompagnare agli ottimi vini del Carso. Terra, mare sole e vento sono gli ingredienti che caratterizzano il vino di questi luoghi. <<È stato proprio mio padre negli anni ’60 il primo ad imbottigliare il vino sul Carso, valorizzando il vino bianco autoctono: la Vitovska>> ci dice Lara. Altri gioielli in bottiglia da queste parti sono ad esempio il Terrano e la Malvasia istriana. Inutile dire che non ho potuto fare a meno di assaggiarli tutti e che hanno contribuito a finire in allegria la nostra giornata.

Un territorio della vecchia Mitteleuropa tutto da vivere e gustare. Ricco di storia, leggende, curiosità e cultura anche enogastronomica.

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