Cavasso Nuovo e “la rossa dei Maraldi”

E’ una storia di donne, ma non vamp dai capelli rossi alla “Jessica Rabbit”, donne del passato laboriose e tenaci che con dedizione e fatica hanno mandato avanti le famiglie grazie alla coltivazione di un eccellente prodotto che è pure Presidio Slow Food dal 2012, la Cipolla Rossa di Cavasso e la Rosa della Val Cosa prodotta nella zona di Castelnuovo.

Il seme è il medesimo, assumono unicamente una colorazione rossa o rosata appunto per la differente composizione chimico fisica dei terreni.

Il nome “Rossa dei Maraldi” deriva probabilmente dalla zona più redditizia, quella dei campi adiacenti il Ponte dei Maraldi che avevano geograficamente un’esposizione climatica migliore per la produzione.

La cipolla era l’oro delle donne nell’anteguerra, spesso sole a gestire a casa i figli, i mariti erano emigrati in cerca di maggior fortuna e quindi coraggiose e unite partivano in bicicletta alla volta dei mercati delle vicine Maniago e Spilimbergo spingendosi anche fino ai paesi di Claut, Barcis e Andreis vendendo le cipolle o scambiandole via via con latte, formaggi e mais. Così faceva almeno la nonna Vittoria nel racconto di una delle produttrici che son venuta a trovare (per farmi un po’ di scorta di cipolla) e mi sta omaggiando di questi ricordi.

Le cipolle più grosse oggi come allora vengono intrecciate in “riesti” utilizzando a supporto un’erba di palude essicata, il “palut”, in modo da avere comode trecce facilmente trasportabili, le cipolle più piccole invece erano destinate alla conserva sott’aceto o alla produzione di composte da abbinare a formaggi e carni e quel che è bello è che accanto alle ricette tradizionali della nonna, le nuove generazioni si lanciano in qualcosa di moderno e insolito, “sfizioso”.

Ha una caratteristica forma appiattita ai poli, non è perfettamente sferica, e vi giuro che il sapore è veramente unico, mai piccante o acido, è proprio dolcissima, tanto cotta che cruda, così come deliziose sono tutte le conserve.

Potete approfittare per conoscere questa eccellenza alla Festa Patronale di San Remigio il 7 ottobre, giornata in cui tutte le vie del paese si animano di bancarelle per la vendita e di numerosi chioschi enogastronomici, quest’anno raggiungibile anche con il treno della pedemontana Sacile – Gemona.

A Cavasso Nuovo c’è anche un interessante museo dell’emigrazione e unire una visita culturale ad un ottimo pranzetto in una delle varie trattorie e ristoranti della zona dove di sicuro il menù propone un piatto con la cipolla è un modo interessante di trascorrere la giornata.

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