Museo del vino di CastelCosa

Un antico maniero svetta solitario fra le campagne di San Giorgio della Richinvelda, in provincia di Pordenone e precisamente nella frazione di Cosa.

Si può riconoscere facilmente per il suo grande parco attorniato da un muro di cinta merlato.

L’intero pianterreno ed i suoi 650 metri quadri sono dedicati al Museo del Vino, con oltre 4500 bottiglie. Si tratta di vini provenienti da tutte le parti del mondo, raccolti come souvenir di viaggio da Gianfranco Furlan, imprenditore del settore vinicolo e proprietario del Castello dal 1978, anno in cui decise di trasferire l’attività vitivinicola con annessa cantina proprio in questa zona del Friuli Venezia Giulia.

Nel giro di pochi anni il numero di pezzi raccolti è diventato sempre più importante, tanto che Furlan ha deciso di farne una collezione, suddividendola in percorsi tematici ed aree geografiche.

La mostra è distribuita su 6 sale, con ulteriore sviluppo nei sotterranei dove si trova la vera e propria cantina con le botti di legno per l’invecchiamento del vino.

Nella sala numero 1 sono conservate le bottiglie più antiche – la più vecchia è del 1821 – quelle con le etichette più importanti o più particolari, mentre nelle stanze successive sono esposti i vini provenienti da tutte le regioni d’Italia, con prevalenza dal Piemonte, Toscana e Friuli Venezia Giulia, ma ampia è anche la raccolta di bottiglie da tutto il mondo.

A fare da sfondo pregevoli quadri e vecchie attrezzature utilizzate per i lavori in cantina: pigiatrici manuali e meccaniche, torchi e pompe enologiche, botti in legno, tini, tappatrici, pese per l’uva, carri per il trasporto e vari contenitori per il vino quali boccali e brocche, secchi e damigiane, oltre ad un’area che riproduce l’ambiente delle antiche osterie paesane. C’è persino un torchio risalente al 1700.

Questa collezione di vini è stata esposta per la prima volta nel 1984, in occasione della Sagra degli Osei di Sacile e già allora vantava 1500 pezzi.

Stappare una di queste bottiglie è sempre una sorpresa e la bontà non sempre è garantita.

Il segreto sta nel lasciar ossigenare il vino dopo l’apertura.

Questa operazione non ha regole fisse, solo l’intenditore può capire quando l’ossigenazione del vino comincia a risvegliare i profumi primari dell’uva ed è arrivato il momento di versare il vino nel bicchiere, per ammirare il colore mattonato e gustare tutte le sfumature che l’invecchiamento dona.

Il Museo è visitabile solo previa prenotazione contattando gli eredi di Furlan ai recapiti che troverete nel sito http://www.castelcosa.com/castello/.

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