Nei Magredi, una meraviglia wild

Ti va di venire? Presa la decisione, quasi un destino. In 45 minuti catapultata nelle terre povere dei Magredi, Parco Biotipo di prati magri, a NE di Pordenone, là dove il greto del Cellina si incontra con quello del Meduna, del Colvera, presso Vivaro. Distese di circa 300 km2 lasciate alla natura. E la natura ha catturato me.

Nel Sito di Importanza Comunitaria, guidati da Stefano e dal tutor esperto, ci attrezziamo, motivati alla passeggiata che sarà un viaggio di scoperte incredibili.  Siamo stati tutti rapiti dall’enorme spazio dove l’occhio si soffermava sul particolare e prolungava oltre, cogliendo il senso della vastità, della libertà sconfinata. I colori e la vita qui si accontentano di poche risorse. Distesi sui sassi avete mai percepito così tanto silenzio? Tre ore, tre ambienti. Lasciata la civiltà, il bianco greto, dai sassi più o meno levigati, dove ci siamo sdraiati, nel regno di muschi e licheni, pochi arbusti e qualche fiore colorato. Differente il magredo primitivo, dove il prato diventa arido. A seguire le praterie del magredo evoluto, riconducono alla Puszta ungherese.

Quante cose sa Stefano a 17 anni! Ci presenta il Lino delle fate, una graminacea dal piumacchio lucente, che come i capelli delle fate, o streghe, sembra danzare sul prato. L’occhio va lontano, sulle distese sconfinate, a quanto sta vicino.  Spicca il giallo delle macchie di Gjalùt, o Ginestrino, pianta erbacea. Dare il nome è per me come dare una storia alla pianta, riconoscerla.  Il Timo selvatico dai minuscoli fiori violacei si fa toccare per assaporare il profumo. Sotto i sassi dovrebbe scorrere l’acqua. Noi camminiamo sopra un materasso alluvionale mentre Il sole riscalda. Dopo un po’ il piede diventa più agile, salta con rispetto i licheni, come tante piante erbacee tipiche e fiori. Creature noi ormai vaganti, disseminate alla ricerca di uno scatto ispirato, attratte dal profumo di melone proveniente dalle selvatiche rose canine in cespuglio, o da un effetto controluce. Molti di noi sono in silenzio. Qui sembra tutto fermo e immobile. Sentiamo che non è così: è un luogo misterioso.

Qualcuno si attarda, così ammiriamo i panorami verso le Dolomiti Friulane; sulla sinistra il gruppo del Cavallo, verso destra il Raut e il Jof. Pièrditi in tal patùs (Pèrditi tra le erbacce) è il nome dato all’escursione in queste praterie dove la fioritura primaverile è generosa.

E la fauna? Tracce di capriolo, farfalle, minuscole, lilla, gialle, bianche, arancio; probabili usignoli e allodole. Del colorato uccello migratore gruccione e del bruno occhione dobbiamo accontentarci del disegno.

Di mano in mano ci passiamo un gioiello: perla dura, bruna, usata dal gruccione per decorare la tana. Come un gioco, appena sentiamo trattarsi di traccia solida di lepre, istintivo far cadere a terra la preziosa perla, nell’ilarità generale. Lo sguardo torna sulle distese di orchidee semplici, variegate.  Conoscete quella con “gli omini”? E sapreste riconoscere il Caglio zolfrino, usato per la coagulazione del latte? Magari alla Latteria turnaria di Tesis si può approfondire.

Lungo i bordi noto lo Sclupit o Silene. Che buono l’orzotto allo sclupit mangiato di recente! Forse sento la fame. Ecco cosa stanno fotografando Patrizia e la sua amica, una rarità: la Crambe tataria o Erba dei Tartari, cespuglio erbaceo ora di bianco fiorito. Cresce solo nei Magredi e nella Puszta ungherese. Narra una leggenda sia stata portata dagli Unni di Attila. Un passaggio d’acqua è di refrigerio, tra il verde. Secondo la mappa siamo vicini alla mèta del percorso: un vago miraggio diventa realtà. Ci aspetta un aperitivo con frittatina ai bruscandoli o grisolòn, urtissòns (luppolo), salame e formaggi. Una coccola dopo il nostro vagare. Il cellulare annuncia maltempo, ma siamo graziati da uno squarcio di luce che dal cielo illumina una zona pedemontana: un tramonto di pace.

Per info: pro.loco.vivaro@gmail.com o infocomuseolisaganis.it.

Proposte didattiche e laboratori per le Scuole. Percorsi facili anche in autonomia, per famiglie, per ogni esigenza. Se disponete di due giorni, Vivaro oltre che vigneti e vini offre l’albergo diffuso, rinomati locali che curano l’accoglienza e la buona tradizione a tavola anche in stile country.

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