I segreti del Carso triestino

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” sosteneva Proust, ed è proprio quello che accade quando ci si imbatte quasi per caso in luoghi, dei quali non si immagina nemmeno l’esistenza, luoghi che custodiscono segreti e trasudano storia, quella della città di Trieste.

Il viaggio nel tempo inizia da un sentiero che parte dal parcheggio situato sul quadrivio di Opicina, proseguendo per un centinaio di metri e costeggiando le rovine dell’hotel Obelisco, si raggiunge l’ingesso del primo bunker, chiamato anche bunker ad H.

Davanti all’entrata nella roccia ci siamo fermati ad ascoltare un’interessante introduzione storica di Fabio, il responsabile del gruppo escursionisti triestini, che si occupa di organizzare escursioni storiche, naturalistiche e culturali nella zona del Carso triestino e sloveno.

Durante il racconto emergono fatti ed episodi del periodo storico tra il 1943 e 1945 , in particolare la parte riguardante la battaglia di Opicina; avvenimenti intensi, violenti, storie di vendetta e sangue, ma anche storie di umanità che colpirono tutti indistintamente: il fronte italiano, tedesco, iugoslavo, anglo – americano.

Il racconto di Fabio è coinvolgente e mai scontato, lui stesso ammette che questa è la sua grande passione e cerca di portarla avanti cercando tra le testimonianze rimaste e i frammenti riportati, la realtà dei fatti, quella che spesso viene oscurata o edulcorata.

Il racconto a tratti assume toni divertenti nella ricostruzione e anche i più piccoli esploratori presenti sembrano apprezzare, nell’attesa di entrare finalmente nel bunker. Qui muniti di torcia e scarpe da trekking si entra nel buio totale e si prosegue nei due corridoi, le pareti rocciose brillano sotto i fasci di luci. Alla fine ci attende uno spiraglio, l’uscita del bunker: la vista è mozzafiato: una terrazza naturale sul Golfo di Trieste, una posizione strategica durante la guerra.

La visita prosegue poi con la visita del secondo bunker, che ospitava al suo interno un generatore, il suo compito era quello di dare energia alla zona. Questo secondo bunker conserva ancora gli spazi, dove sostavano i soldati e la guardiola di controllo.

All’esterno la visita prosegue per il sentiero nel bosco fino ad arrivare all’ex cimitero tedesco, utilizzato in quegli anni, che conserva ancora l’altare originale e il muro di cinta. L’itinerario termina sul sentiero che conduce all’Obelisco di Opicina, con un belvedere che si apre sul Golfo di Trieste.

La visita è un interessante percorso che coinvolge totalmente e dà nuovi stimoli conoscitivi, ma non vi racconto di più, perché voglio lasciare a voi la possibilità di scoprire gli altri segreti che i bunker di Opicina custodiscono.

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