Palinsesti: l’arte contemporanea irrompe a San Vito al Tagliamento

Giunta alla XXVI edizione la rassegna d’arte contemporanea a San Vito al Tagliamento, nei dintorni di Pordenone, una delle realtà culturali più longeve, dove passato e futuro si attraversano. Palinsesti 2017 dall’11 novembre al 7 gennaio 2018 vanta un ricco programma. Ho visitato con grande soddisfazione le tre sedi del centro, grazie ai miei angeli custodi, Giada Centazzo e Michele Tajariol. Ho respirato stimoli intriganti, dissonanti, che nel passaggio dal concreto materiale all’idea creativa, messaggio di cambiamento, hanno ridestato motivi interiori. Una alternativa allo shopping convulsivo. Prima tappa del tour le Antiche Carceri Asburgiche, registrate come abitazione nel catasto napoleonico. Dopo serrature, lucchetti, porte di sicurezza, bassi soffitti, svetta la Gabbia dei Sogni, in acciaio zincato e rovere. Ben restaurato l’interno. Una bassa porta introduceva ad ogni cella-criminale, oggi ospitante i progetti del Premio in Sesto, ben illuminati, posizionati, commentati. Scopo: stimolare l’apertura tra arte internazionale e il territorio regionale. Per la prima volta invitati tre artisti da città gemellate in Europa con San Vito. L’opera più votata dal pubblico verrà realizzata e rimarrà permanente nel borgo.

La francese Mathilde Caylou rappresenta il fiume Tagliamento elaborando il vetro soffiato con effetti leviganti e intrusioni metalliche. Mi ha suscitato l’idea di trasparente dinamicità, di sorprese: la vita in evoluzione.

Il tedesco Kai Richter assembla materiali edili dimenticati, formando strutture impossibili con puntelli, traverse, calcestruzzo. Un tuffo nel passato della mia infanzia.

Il visitatore più sportivo potrebbe preferire la forma sferica bianca dell’ungherese Peter Szaldy, che è anche struttura molecolare del carbonio.

Nella stessa cella convivono i graffiti dei prigionieri: barche, locomotive, chiese;  sogni di evasione, forse. Che sensazione calpestare quei gradini in pietra così stretti per salire al primo piano!

Seconda tappa al castello, edificio possente nel cuore cittadino, già sede del Patriarcato di Aquileia e dimora dei nobili Altan, restaurato coi suoi affreschi e spazi ampi. Accoglie il progetto espositivo collettivo Mirabilium Archiva. Una vetrofania anticipa le sensazioni di meraviglia abbinate al metodo d’archivio. Genuino stupore il mio nel vedere esposte pere immerse in forme di resina, bloccate a non diventare vita, eppur generare formazioni filamentose come gioielli trasparenti. L’opera delle isole galleggianti nel miele di Carlo Vidoni mi fa sentire irrefrenabile il desiderio di cogliere residui di dolci profumi dai favi immersi: ancor intensa la percezione olfattiva di cera. Un groviglio caotico di radici e rami di legno straripa e riempie uno spazio al piano nobile: trait-d’union a riempire il limite del vuoto.

Particolare la proposta di Anna Pontel che ha raccolto e classificato in un cammino fatto l’acqua del Tagliamento in boccette, dalla sorgente alla foce, ognuna col cartellino del sito. Con le differenti acque ha impastato blocchi di gesso che via via si modificano, come i claps, i sassi del fiume, come le nostre identità.

Catturata dalle scene di rovinoso fragore del video La memoria dell’acqua di Daniela Di Maro, mi colpisce l’immagine grandiosa di iceberg e ghiacciai che, a ritroso, si frantumano: scena di grande perdita naturale. L’effetto tecnico utilizza frasi scritte, umane, calde, legate a una perdita affettiva, mentre il disgelo della natura continua inesorabile. Sulle sabbie di Rachela Abbate raffigurati i movimenti dei pianeti in un tappeto per me intoccabile che invia a studi astronomici arabi. All’ultimo piano la scena per la performance dell’artista Michele Tajariol che il 7 gennaio 2018 realizzerà Trilogia del doppio, con danza di due ballerine, il sonoro, un gioiello meccanico. Ho avuto il privilegio di avere da lui in persona la presentazione.  Riuscirà il doppio a trovare la sua unicità alla fine del primo atto? Con la preziosa guida dei miei angeli custodi, il percorso prosegue all’essiccatoio Bozzoli, patrimonio ben recuperato di archeologia industriale, oggi condiviso con i Servizi Progetto Giovani. Nella collezione permanente Punto Fermo, ventun artisti friulani  realizzano l’ambizioso progetto di depositare tracce concrete nel territorio. La ricerca 2017 si focalizza nella personale del maestro Elio Caredda: il motivo della vita come costante, nella rotaia sezionata, nel non senso, ciò che viene dal mare, l’aspirazione che nobilita. Sono il la per approfondire in diretta. La rassegna, sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, rimarrà aperta fino al 7 gennaio 2018.

Riferimenti: sito www.palinsesti.org

Orari Sab. e Dom. 10.30-12.30; 15.30-19.00 Ufficio Beni e Attività culturali 0434 833295

Punto IAT 0434 80251

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