Dal mais alla Barbie friulana: l’arte dello scus

Cosa c’entra il mais con la famosa bambola, direte voi. Eppure qualcosa in comune ce l’hanno, se – fra i giocattoli in uso di qualche tempo fa – c’erano “lis pipinis di scus”, bambole confezionate con le foglie che rivestono le pannocchie del mais.

Ne sanno qualcosa a Reana del Roiale, 10 km a nord di Udine, dove si sono specializzati proprio nell’arte dello scus. Qui – zona di rogge e di mulini – hanno brevettato il marchio “Scus dal Rojal”, e sempre qui, troverete la “Mostra permanente del cartoccio e del vimini”, curata dalla Pro Loco locale. Vale la pena approfondire la storia di queste “pipinis”, così legata al territorio, alla comunità e parte fondamentale dell’economia familiare di un tempo. Lo scus – brattee o cartoccio – è un “materiale di recupero” proveniente dalla raccolta del granoturco, perché del mais – proprio come del maiale – non si butta via niente. Una volta raccolte (a mano) e sfogliate le pannocchie, rimanevano foglie in abbondanza che servivano a imbottire i materassi, a creare oggetti d’uso domestico quali borse (sportis) e borsette, ma anche scarpe, centrini e cappelli.

Erano soprattutto le donne a occuparsi di questa laboriosa lavorazione: dalla zolfatura per pulire e ammorbidire le foglie, alla tintura con le aniline colorate, fino al sapiente intreccio, la cuarde. Si realizzavano anche giocattoli, “lis pipinis” appunto, apprezzate anche dai più grandi: gli emigranti ne facevano provvista come “souvenir” del proprio paese, distribuendoli poi in tutto il mondo.

Il metodo si è perfezionato negli anni fino a divenire pregiato artigianato locale. Nel periodo di massimo sviluppo si passò dall’impresa familiare alla “Cooperativa Artigiana Cartocciai Friulani”, con annessa scuola professionale, istituita nel 1964 da don Mario Fabrizio, attiva fino agli anni ‘80. L’oggetto di scus era diventato di moda, tanto che ormai se lo contendevano gli stilisti più famosi, apprezzandone la qualità e l’originalità. L’arte dello scus è viva ancor oggi nel Rojale, coraggiosamente sostenuta dalle nuove cartocciaie grazie all’impegno della Proloco e di una comunità che l’ha riscoperta come importante risorsa del territorio.

Alla Fiera di Milano, dove ogni anno gli oggetti di scus sono presenti, viene esposta anche una vecchia sporta un po’ consunta. La sporta non è in vendita: racconta una storia d’amore fra conigli. In passato era lì dentro che la coniglia veniva trasferita per i suoi incontri galanti.

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