Il Cammino Celeste, sportivamente

Pur vivendo da sempre ad Aquileia solo poco tempo fa sono venuto a sapere che già da 10 anni esiste un percorso chiamato Il Cammino Celeste o Iter Aquileiense che da qui, passando dal Santuario di Castelmonte, porta fino al Santuario del Monte Lussari. Faccio qualche piccola ricerca e trovo il libro scritto da chi l’ha ideato e poi percorso. Qui di seguito ne riporto alcune frasi: Il Cammino Celeste è un pellegrinaggio nato per iniziativa di un gruppo di persone appartenenti al Circolo Culturale Navarca sito ad Aiello del Friuli, accomunate dall’essere dei pellegrini”…”Dal mare è giunto San Marco l’evangelista, narra la leggenda e dal mare comincia il cammino”…”Ogni tappa è una vertebra. Seguire il cammino è costruire una piccola colonna vertebrale del Friuli Venezia Giulia”. (Libro guida “Il Cammino Celeste” edito da Ediciclo).

Le parole ascoltate in seguito da uno degli ideatori del cammino durante un incontro che ne celebrava il decennale della nascita, “Non è importante come intenderete fare il Cammino Celeste, se da pellegrini o laici, per voi o per altri o per qualsiasi altro motivo, ma fatelo, vi cambierà la vita”, hanno acceso in me, sempre in cerca di avventure, sport e viaggi nella natura, la voglia e la curiosità di affrontarlo… di fare questa nuova esperienza. Inizio così a documentarmi e a prepararmi al Cammino, nell’attesa della bella stagione. Leggo che in molti partono dall’isola di Barbana, dove si trova il Santuario della Beata Vergine, raggiungendo la terra ferma con il battello, per poi proseguire a piedi seguendo le varie tappe.

Il percorso è segnalato da un pesciolino stilizzato, i punti di sosta proposti sono diversi e il viaggio dura una decina di giorni facendo visitare al pellegrino posti unici e meravigliosi del Friuli Venezia Giulia, ma il tempo che avevo a disposizione era poco, quindi dovevo trovare un modo diverso per fare il cammino, qualcosa che abbreviasse il tempo di percorrenza, qualcosa che stuzzicasse anche il mio animo avventuroso e sportivo.

Primo quesito: come raggiungere sportivamente la terra ferma dall’isola di Barbana? Nuotare in laguna forse per me non era il massimo vista la mia preparazione, quindi mi restava l’opzione barca a remi o qualcosa di simile. Parlando con un gruppo di amici ne esce la parola magica kayak e mi affido a loro che praticano questo sport per la prima fase. Secondo quesito come velocizzare la percorrenza del tracciato? Qui risulta un pochino più semplice e opto per la mountain bike visto che il tracciato passa per strade di campagna e carrarecce oltre che per tratti asfaltati. Ma non tutto il cammino risulta ciclabile e l’ultima tappa sarà affidata alle sole gambe.

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Reperisco informazioni sia dal sito internet che dal blog del Cammino Celeste, leggo le esperienze scritte da chi lo ha già affrontato e scarico la traccia GPS del percorso sullo smartphone. Studiato il territorio su mappe specifiche, pianificato le giornate e le tappe riesco a ritagliare tre giorni che dividerò in due periodi, il primo di due giorni tra percorso in kayak, bici e parte a piedi, il secondo interamente a piedi. Quindi tutto è pronto e l’emozione per la partenza sale…!

La sveglia suona all’alba, mi preparo e mi incontro con gli amici del gruppo della squadra sportiva dilettantistica CKF presso Belvedere per andare con il kayak all’isola di Barbana, sbarchiamo, qualche foto e via parte l’avventura. Pagaiare la mattina presto in laguna è un’esperienza che non avevo mai provato ed è veramente emozionante il contatto che si ha con la natura mentre si risveglia, poi da questo punto di vista regala degli scorci unici in un rilassante silenzio. Mi sa che il kayak lo aggiungerò come sport da praticare. In breve tempo ritorniamo nella spiaggetta di partenza che si trova proprio fronte l’isola. Sbarcato e cambiato, pedalo lungo la pista ciclabile Alpe Adria fino alla Basilica di Aquileia dove mi prendo dieci minuti di relax. Mi siedo a fianco alla Basilica bevendo unbbuon caffè e mangiando i biscotti del Cammino Celeste. Tutto ottimo, spero che questo piccolo rito serva anche da porta fortuna.

Zainetto in spalla e casco ben allacciato in testa si riparte, in breve tempo raggiungo Aiello del Friuli dove a fare da cornice ci sono le innumerevoli meridiane che fanno bella mostra sulle case, non so come mai ma attira la mia attenzione una raffigurante il segno del Sagittario. Continuo, arrivo a Medea e risalgo il suo colle dove nel 1951 fu eretto un monumento, l’Ara Pacis Mundi a ricordare i morti di tutte le guerre. È poi la volta di Cormons e quindi sono di fatto entrato nel Collio zona di produzione di ottimi vini. Qui la pianura inizia a farsi collina. Boschi, strade bianche e comodi sentieri mi accompagnano in un saliscendi fino Castelmonte dove casualmente vengo accolto dal suono delle campane del Santuario che dal 1175 è luogo di devozione alla statua della Madonna.

Mangio qualcosa e mi rifornisco di acqua ed è ora di scendere fino a Cividale del Friuli eretta dai Romani nel primo secolo avanti Cristo, passo il Ponte del Diavolo che sovrasta il fiume Natisone ed attraverso la città ricca di storia camminando con la bici a fianco. Storia e case lasciano il posto a prati, bosco e strade per poi passare a sentieri che iniziano a salire sempre più decisi dove non è sempre facile pedalare e alcune volte mi ritrovo a spingere la mia compagna di viaggio. Ora siamo solo io lei e la natura che ci circonda, una natura che da queste parti rimane ancora intatta… bellissimo!!! Il sole sta scendendo, accendo le luci sulla bici e sul caschetto, un nuovo mondo si fa largo: buio, silenzio, natura e solitudine. Il tempo passa ma la giornata non è ancora finita e inizia a fare qualche goccia di pioggia, lontano vedo delle luci, forse una casa? Nel pianificare il percorso mi era sfuggita questa costruzione vicino il paese di Canebola in comune di Faedis.

Ma la casa non è una casa ma un agriturismo, è tardi ma sembra ci sia ancora qualcuno dentro. Appoggio la bici ed entro, scambio un paio di parole con la gestrice per informarmi sulle condizioni del percorso non conoscendo molto questa zona. Alle parole frana e orso, accetto molto volentieri la sua ospitalità. Passare lì le ore di buio e quindi riposare qualche ora aspettando l’alba al caldo e all’asciutto è stata di sicuro una buona idea. Mi addormento di sasso e mi sembrano istanti al suono della sveglia, inizia l’alba e l’ultimo tratto di questa tappa. La bici è lì che mi aspetta. Pedalo, asfalto, sentiero, cammino e spingo, passo la frana e arrivo a Prossenicco, ma dormono ancora tutti. Costeggio un torrente, e mi immergo in un paesaggio magnifico. Ancora qualche pedalata e raggiungo Montemaggiore, paesino alle pendici dell’omonimo monte che fa parte della catena montuosa delle Prealpi Giulie chiamata Gran Monte. Qui c’è un bar aperto dove bevo un meritato e buonissimo caffè.

Mi cambio e lascio in questo paese la bici dopo 105 chilometri. Uscito dal paese imbocco un sentiero che partendo da un’altitudine di 790 metri mi porta tutto d’un fiato fino a quota 1600 facendomi poi scendere attraverso boschi fino a Passo Tanamea dove scorre nella sua bellezza di canyon unici e profondi il Rio Bianco, riempio con la sua freschissima acqua le mie borracce e mangio un boccone sui suoi massi proprio sotto le alte arcate della strada che ci passa sopra. Riprendo a salire e raggiungo una casera, che è un ricovero alpino non gestito, oltrepassato un altro culmine montuoso ridiscendo a sella Carnizza e passo i pittoreschi stavoli Gnivizza, inaspettatamente vitali. Il tempo scorre e il divertimento fino qui non è mancato ma devo raggiungere velocemente Prato di Resia dove mi aspettano per andare a recuperare la bici e riportarmi a casa. Quindi se in alcuni casi mi sono ispirato al percorso del Cammino Celeste facendo alcune divagazioni, adesso preferisco seguire il suo tracciato. Prendo di corsa la comoda strada asfaltata che scende ricca di curve giù velocemente fino in paese. Fine della mia prima tappa, termino totalizzando circa 140 chilometri dalla partenza in un tempo di 36 ore e infinite emozioni.

A casa nell’attesa di riprendere questo viaggio riordino le idee e ripercorro mentalmente il percorso che ho fatto in modo da migliorare la preparazione dell’ultima tappa, ma già penso come poter rendere un pochino più ciclabile il primo tratto per una futura ripartenza. Racconto ad alcuni amici questa mia nuova esperienza e riesco a convincerne tre a venire con me ad ultimare l’Iter Aquileiense da Prato di Resia al Monte Lussari.

Finalmente arriva il giorno della seconda tappa e riparto anzi questa volta ripartiamo. Raggiungiamo di buon’ora la bella Val Resia, ci prepariamo, qualche foto e via! Punto di partenza è il Centro visite di Resia nel Parco naturale delle Prealpi Giulie. Dopo aver percorso qualche metro di strada asfaltata imbocchiamo subito un sentiero. Saliamo comodamente immersi nel bosco e arriviamo così alla piccola cappella di Sant’Antonio che si trova al culmine di questo primo tratto. Fortunatamente è una bella giornata di sole e il caldo inizia a farsi sentire, ci riforniamo di acqua fresca in una fontana che si trova lì vicino, il tempo di riempire le borracce e iniziamo a scendere passando in un suggestivo passaggio su un torrentello. Il bosco dopo poco inizia ad aprirsi e vediamo in fondo alla valle il paese di Chiusaforte.

Arriviamo al centro del paese e lo percorriamo fino a raggiungere la pista ciclabile Alpe Adria, costruita sfruttando il vecchio tracciato della linea ferroviaria. La pendenza in salita quindi non è così impegnativa e riusciamo a correre tutto il tratto fino a Dogna. Sono solo pochi chilometri ma racchiudono diversi passaggi suggestivi. Passiamo attraverso le gallerie dove diversi anni fa ci passavano i treni, sopra un magnifico ponte di ferro e costeggiamo una cascata visibile solo dalla ciclabile. Passiamo la dismessa stazione dei treni di Dogna e poco dopo svoltiamo giù a sinistra per imboccare la strada che entra in Val Dogna e sale fino su fino ad un Rifugio Alpino in prossimità della Sella di Sompdogna. Seguiamo la strada asfaltata, passiamo vari paesini, Roncheschin, Chiut, Mincigos, piccole realtà che racchiudono in sé numerose testimonianze della Prima Guerra Mondiale. Il ponte sul Rio Mas, resti del sito dell’obice e della monumentale teleferica di Chiut, fino ad arrivare alle linee fortificate dell’area dei Plans. La strada stessa in diversi punti è una testimonianza di quel periodo. Dalla strada passiamo ad un sentiero fino ad arrivare a “il laghetto” che di caratteristiche ne rimane ormai solo il nome.

Di lì a breve raggiungiamo il Rifugio, seduti con vista verso la nostra prossima meta, il Monte Lussari, mangiamo e beviamo qualcosa in relax. La campana che c’è li suona e ci ricorda che la ricreazione è finita, una rapida e allegra discesa ci porta nella bella Val Saisera. Costeggiando il torrente Saisera arriviamo ai Prati Oitzinger da dove prendiamo la strada sterrata che salendo ci regala una stupenda vista sulla sottostante Val Saisera. Camminando in compagnia non ci si accorge della stanchezza e della strada che si percorre e se anche passa qualche ora sembrano istanti il raggiungere il pittoresco abitato, il Santuario e la cima del Lussari. Da qui abbiamo una meravigliosa vista a trecentosessanta gradi sulla valle del tarvisiano, il sottostante paese di Camporosso e sulle alture circostanti, il gruppo del Mangart e del Jof di Montasio. Ci troviamo nel punto più orientale delle alpi, da sempre punto di incontro e di confine di tre popoli, latino, germanico e slavo, le cui genti salgono qui in cima in pellegrinaggio a venerare la statuetta della Madonna con il bambino che si trova all’interno del Santuario. Da una antica tradizione la sua costruzione viene fatta risalire al 1360 d.C. dopo una serie di fatti miracolosi riguardanti il ritrovamento della statuetta. Se di solito per raggiungere il Santuario si percorre il suggestivo Sentiero del Pellegrino che percorre il bosco della foresta di Tarvisio, noi lo utilizziamo per scendere. Infatti siamo gli unici a percorrerlo in quel senso fino giù al monumento del Cammino Celeste, quarto in ordine dopo quello del Santuario di Barbana, Castelmonte e Monte Lussari.

L’andare a piedi si riconferma uno dei modi migliori di viaggiare, ti permette di gustare appieno il mondo che ti circonda, regalandoti scorci e particolari unici che solo questo tipo di andare può darti e regalarti. Solo il lento passare del tempo e dello spazio ti permette di rilassarti, di far andare i pensieri e di accorgerti di cosa veramente ti circonda, cose che ad esempio dal finestrino di un’auto non hai nemmeno la percezione dell’esistenza.

Il Cammino Celeste è stato un bellissimo viaggio: ho percorso dal mare alla montagna il Friuli Venezia Giulia totalizzando circa 180 km e 7000 metri di dislivello, prima in solitaria, poi in compagnia, sempre immerso in magnifici paesaggi unici nel suo genere che resteranno sempre impressi nella mia mente e nel mio cuore, già ne sento la nostalgia.

Quindi, al prossimo cammino!

 

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