A cavallo in collina in autunno

Era tanto che non mi muovevo, causa una costola rotta e varie vicissitudini, come spesso accade, che creano un’ottima scusa per restare rintanato in casa.

“Vieni a fare un giro a cavallo domenica” mi ha chiesto Clio col suo solito sorriso.

“Sono anni che non vado a cavallo!” ho risposto.

“Ok allora vengo qui con i cavalli a prenderti”. Clio è così. Non ascolta quasi mai le risposte. Me la ritrovo con i suoi due cavalli davanti al portone la domenica a metà pomeriggio. “Sali, dai andiamo”.

Quando monto in sella a “Baby” mi accorgo che il tempo tra noi non è passato. La bianca cavalla mi riconosce e si lascia cavalcare serena. Ci avviamo verso il piccolo lembo di bosco tra Collerumiz e Collalto, lasciando alla mia “tana” l’ululare dei cani, arrabbiati perché non li portiamo con noi. Dopo pochi passi, per vedere se ancora son capace di andare a cavallo, decido di lasciare il sentiero e entrare nel prato sulla sinistra, abbandonando il grande culo baio di “Lord Byron” che ci precede. Lancio la Baby al galoppo. Clio grida qualcosa, ma sento il suo cavallo partire al galoppo dietro al mio.

I prati verdi sfrecciano sotto gli zoccoli e l’aria oramai fresca sferza il viso. Baby e Byron galoppano fino in cima alla collina. Quasi affiancati si fermano. Sorrido guardando Clio. I monti Cjampeon, il Cuarnan, il Chiampon in fila come soldati ci guardano da lontano e da dietro la Bernadia anche il Musi fa capolino. Gli antichi monti che incorniciano il “mio” Tarcento sembrano sorridere placidi assieme a noi. Scendiamo la piccola collina ed entriamo nei campi attraversando le siepi. La cavalla docile obbedisce. Sento i suoi muscoli attenti sotto la sella, lo sguardo vigile e pronto. Campi di mais intercalati da soia oramai da raccogliere. Un vecchio contadino sul suo trattore sbuffante porta a casa le ultime balle di fieno. Il campanile di Collalto suona le cinque. Sembra quasi una foto di tanti anni addietro, lontani dalla frenesia e dalla modernità.

Invece siamo a un passo dalla Pontebbana trafficata e a un paio di chilometri dai ruderi del “Ciscjelat”, che domina Tarcento da sopra Coia. I cavalli scalpitano. Li lanciamo ancora in una lunga galoppata tra i verdi prati fino alla grande quercia vicino al vigneto e infine rientriamo al passo verso il maneggio in fianco alla stazione. Lascio Clio a badare ai cavalli e rincaso a piedi tagliando per il bosco. L’odore dell’autunno mi avvolge mentre scende la sera.

Da sopra la collina guardo i prati alternati ai piccoli boschi, già di un altro colore. La luna si alza a far capolino scurendo le chiome. Una serenità inaspettata mi avvolge guardandomi in giro, eppure sono solo dietro casa. Ma non occorre andare lontano in questo lembo di terra vera.

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