Bike in Carnia sul Cammino delle Pievi

La Carnia è una terra meravigliosa, ciò che la rende tale è un paesaggio ancora relativamente poco antropizzato. Si è venuto quindi a creare, forse inconsapevolmente, un equilibrio tra uomo e natura che difficilmente trovo in altre realtà montane: è rimasta un’isola di genuinità. Le mie vacanze estive fin da bambino le ho trascorse nel caldo abbraccio dei suoi monti, ma solo la scorsa estate ho capito quanto questo abbraccio sia carico di puro amore, come quello di una madre per il figlio ormai adulto, non servono parole, l’energia è tutta in quel gesto.

20 tappe che da Imponzo (Tolmezzo) mi hanno portato con un percorso ad anello di circa 300 km fino alla Pieve di San Pietro (Zuglio), toccando tutte le vallate carniche, in sella alla mia mountain bike. È una terra che merita di essere visitata in punta di piedi, senza fare rumore e la bici in questo aiuta parecchio. Bisogna entrarci rispettosamente e con umiltà, altrimenti le sue pendenze possono farti male.

Ho scoperto borghi dove il tempo si è fermato, tracce di un passato lontano, di antiche attività alpestri che non sono scivolate nell’oblio grazie alla resistenza di chi, in questi borghi, ci vive ancora. Borghi dove l’acqua delle fontane è sempre fresca e questo per noi ciclisti è fondamentale! E poi, le piazze e i bambini che ci giocano, ricordi di un’infanzia che qui non si sono persi. In questi paesi si incontrano sempre persone gentili e sorridenti, pronte al saluto e a scambiare quattro chiacchiere, congedandosi con un “mandi”.

Ho respirato il profumo dei boschi di abete, chilometri e chilometri in mezzo agli alberi, senza auto, solo ossigeno. Ho ascoltato la voce del bosco che mi ha accompagnato nelle salite più dure, godendo della sua ombra. La sua voce che ogni tanto si unisce al coro delle acque che scendono scintillanti dalle cime e alla fine confluiscono in quel grande e magnifico fiume che è il Tagliamento.

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Ho assaggiato formaggio di malga e birra artigianale, infatti lungo il percorso si toccano parecchie malghe. Un mestiere duro quello del casaro, per lui non c’è mai riposo, ma il frutto del suo lavoro è qualcosa di speciale. Quando assaggi un pezzo di formaggio, assapori il gusto della montagna, dei suoi prati e fiori. Egli è un po’ come un alchimista: non è facile saper trasformare semplici ingredienti in qualcosa di così buono. Dalle sorgenti carniche sgorga un’acqua pura, base per le tante birre artigianali, che sono ottime per un veloce recupero di sali minerali e aminoacidi dopo le fatiche sui pedali, basta non esagerare!

Ho ammirato affreschi del ‘400 nella magnifica chiesetta di San Martino a Socchieve o nella chiesa di San Floriano, monumento nazionale fin dal 1905 a Forni di Sopra e scavi archeologici di notevole importanza come il “Col di Zuca” presso Invillino o come l’area archeologica di San Martino di Ovaro. Ho pedalato su ciottolati di 2000 anni. L’emozione che si prova sapendo di calcare le strade fatte dagli antichi romani è indescrivibile, come per esempio la via Iulia Augusta che dalla gloriosa Aquileia raggiungeva Iulium Carnicum (Zuglio) e poi proseguiva risalendo il Passo di Monte Croce Carnico. Un buon tratto tra Cercivento e Cleulis è stato ripristinato e quindi reso percorribile.

E pensare che dove io adesso mi diverto, 100 anni fa si combatteva la Grande Guerra. A Timau, sede di tappa, si trova il museo dedicato al conflitto e il famoso Tempio Ossario, dove si conservano le spoglie di oltre 1700 soldati (alcuni anche austroungarici) caduti sul fronte carnico. Qui giace anche Maria Plozner Mentil, portatrice carnica, medaglia  d’oro al valor militare, colpita a morte il 15 febbraio 1916 presso Malpasso, proprio sopra Timau, e deceduta il giorno dopo.

Tutto questo in sella alla mia bici, accompagnato sempre da buoni amici, perché se condividi la fatica, questa diventa piacere e le rampe che questa terra ti offre si superano più facilmente. Il percorso non è una sfida a chi lo completa nel più breve tempo possibile, anzi, consiglio di non avere fretta. Troppo spesso il ciclista non alza lo sguardo dal manubrio per non perdere tempo, ma in questo Cammino il cronometro non conta come ammirare ciò che la Carnia ti offre. Si possono effettuare brevi deviazioni rispetto al percorso segnalato, includendo i passaggi nelle vie interne dei paesi, fermandosi magari per un caffè e una fetta di torta.

Non c’è un limite di età per affrontare questa avventura: la possibilità di utilizzare le bici a pedalata assistita (le famose e-bike) rende il percorso fruibile ai “non più giovanissimi” anche nelle tappe più ostiche, l’importante è avere un po’ di conoscenza del mondo mtb, poiché si va comunque ad affrontare tratti tecnicamente impegnativi.

Note tecniche: percorso originale completo di 300 km con 11.500m di dislivello suddiviso in 20 tappe. Io l’ho effettuato in 15, accorpandone alcune. In un paio di frazioni sono ricorso all’utilizzo dei mezzi pubblici per evitare i lunghi trasferimenti di partenza o di rientro.

L’attrezzatura da portarsi dietro

È la solita da mtb: casco, occhiali, guanti, zaino, abbigliamento idoneo alle escursioni di montagna, repellente per insetti, crema solare, luci e giubbino ad alta visibilità (si andranno a percorrere alcune gallerie).

Lungo il Cammino si incontrano diverse attività commerciali legate alla mountain bike che sono un valido aiuto per eventuali riparazioni, trasporto o noleggio di attrezzature, comprese le e-bike. Un’ultima cosa: il Cammino delle Pievi è principalmente un percorso religioso, un pellegrinaggio a tutti gli effetti. Va quindi affrontato con il dovuto rispetto, prima di tutto verso se stessi, in secondo luogo verso gli altri pellegrini, siano essi ciclisti o pedoni, credenti e non, in terzo luogo verso l’ambiente naturale e umano che ci circonda.

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